Mastoplastica additiva - aumento seno - chirurgia estetica seno

Leggende e verità

LA MASTOPLASTICA ADDITIVA: MITI E VERITÀ

Fanno sorridere, eppure riescono a instillare qualche dubbio. Vengono spacciate per verità e, pur dubitandone, spesso non si riesce davvero a stabilire quanto ci sia di reale. Sono le “leggende” circa la mastoplastica additiva.

Forse ormai nessuno crede più che esplodano in aereo, ma quale donna si sentirebbe di affermare con certezza che le protesi mammarie sono davvero sicure anche in situazioni “estreme”, ad esempio facendo sub, oppure in un incidente? Purtroppo, piuttosto che una giusta e corretta informazione, spesso sono più diffuse alcune storielle messe in circolo per un momento di celebrità di qualche starletta, oppure da chi guarda alla chirurgia estetica con un sentimento misto tra invidia e timore. Ma i timori scatenati da questi “rumors” sono difficili da sradicare, soprattutto se magari un certo fondamento l’hanno davvero. Con l’aiuto dello specialista in chirurgia plastica, Carlo Albero Pallaoro, facciamo chiarezza…

Per chiarire i punti più spinosi della questione, affrontiamo con serietà le voci più diffuse sul più controverso e amato intervento di chirurgia estetica, la mastoplastica additiva:

 

Scoppiano. In aereo, sott’acqua, in un incidente… Le protesi al silicone sono soggette a rottura improvvisa

Cominciamo appunto con il mito più famoso sulle protesi al seno. Chiaramente si tratta di una bufala, ma fino a che punto? “La vera questione, sicuramente e palesemente esagerata dal racconto in questione, è quella della pressione che subiscono gli impianti mammari” – specifica il dottor Pallaoro: “Prima di essere messe in commercio, le protesi sono sottoposte ad esperimenti e test che comportano le sollecitazioni abituali e straordinarie cui potrebbe essere soggetto il seno naturale, trazione, usura, ecc. Al di là del fatto che spesso, per giungere a destinazione, le protesi stesse sono spedite in aereo e arrivano perfettamente integre, chiaramente una delle prove per convalidarne l’utilizzo è proprio la sollecitazione a pressione meccanica. I materiali di rivestimento sono decisamente resistenti ed elastici, testati anche per situazioni-limite, come forti urti. È davvero raro che su verifichi una rotturadella capsula in silicone”. Quello che non tutti sanno, poi, è che anche in caso di rottura dell’involucro, il contenuto della protesi non si disperde nell’organismo come un liquido “perché di fatto non si tratta di un liquido, ma di un gel coeso – precisa lo specialista - In altre parole, il silicone contenuto negli impianti mammari si comporta a tutti gli effetti come una unità. Chiaramente parliamo di impianti mammari di alta qualità, testati e approvati dalla Comunità Europea”.

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Il silicone trasuda nell’organismo

“Il problema della migrazione nel corpo di particelle di silicone è fortemente scongiurato dalle protesi che impiegano gel siliconico – replica il dottor Pallaoro - perché la coesione del materiale garantisce uniformità di consistenza. Anche in caso di rottura della protesi, questa caratteristica aiuta a prevenire la sua fuoriuscita e la migrazione nell’organismo. Comunque, nella vasta casistica di impianti mammari al silicone, non esiste documentazione certa che l’insorgenza di patologie al seno siano legate al trasudamento del materiale”.

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Chi ha le protesi non può allattare

Questo è un altro grande falso molto diffuso. “La protesi viene inserita nel tessuto mammario senza che si intervenga nella ghiandola. In pratica, se l’intervento è svolto correttamente da un chirurgo abile e di conclamata esperienza, la funzionalità della mammella viene mantenuta inalterata sia nel caso in cui l’impianto sia posizionato dietro il muscolo pettorale, sia quando la posizione scelta è retroghiandolare. Piuttosto – prosegue il chirurgo – molte donne si pongono la questione dell’eventuale migrazione di microparticelle di silicone nel latte materno. Fermo restando che questo non si verifica, il discorso diventa ancor più rassicurante se si pensa che una gran parte degli strumenti utilizzati in pediatria sono composti di silicone: le normali tettarelle del biberon, le siringhe (lubrificate con silicone), i guanti dei medici…infatti fino ad oggi non ci sono prove dell’effettiva pericolosità del silicone.

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Le protesi di silicone si riconoscono al tatto perché sono fredde

In questo caso si toccano due aspetti che riguardano l’artificiosità del risultato della mastoplastica additiva. Oggi la chirurgia estetica punta ad esiti sempre più naturali e lontani dai clichè sorpassati degli anni Novanta che volevano la maggiorata dal ritocco palese. “La naturalezza dell’intervento di ultima generazione è sia a livello visivo che tattile. Per il primo caso, si studiano incisioni sempre più brevi e nascoste, come nel caso dell’inserimento della protesi per via periareolare, in cui l’unica cicatrice si trova nel margine inferiore dell’areola, tra cute e mucosa, naturalmente camuffata e destinata a sbiadire”, sintetizza il dottor Pallaoro, che impiega proprio questa tecnica, e continua: “Nel caso poi della prova tattile, risultati eccellenti si hanno con le protesi in silicone, di gran lunga più confortevoli degli altri tipi. Il materiale ricalca la consistenza di un seno naturale, sia come morbidezza che come risposta nel caso di movimento (camminando, saltando…), perciò, se l’intervento è eseguito a regola d’arte, il nuovo seno appare molto bello e naturale. Chiaramente, trovandosi all’interno del corpo, il problema della temperatura non si pone: le protesi saranno calde quanto il corpo!”

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Dopo 10 anni le protesi vanno sostituite

Questa affermazione non è una “leggenda”, perché ogni materiale estraneo al corpo è naturalmente destinato a usurarsi. Mentre le cellule del seno sono costantemente irrorate dal circolo sanguigno e rinnovate dal normale ricambio cellulare, non è così per le protesi. “Il consiglio che viene dato alle pazienti – riferisce il dott. Pallaoro - è di sottoporsi ad un controllo per accertare l’integrità degli impianti dopo 10 anni o quando si notano delle alterazioni nella forma e nella consistenza del seno”. La sostituzione delle protesi è più semplice e rapida dell’intervento di mastoplastica additiva, perché nel seno è già stata creata la tasca per contenere le protesi. “Quanto alla durata reale degli impianti mammari, un tempo la loro vita media era stabilita intorno alla decina-quindicina d’anni”. Oggi invece questo limite è stato spostato in là nel tempo: “le protesi impiegate nei centri più attenti all’evoluzione delle tecniche e dei materiali – puntualizza il chirurgo - hanno una durata sicuramente maggiore, ma non quantificabile. Abbiamo avuto casi di donne operate da oltre 15 anni che non riportavano alcun problema”.

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Dopo l’intervento i seni non vanno toccati

Si può dire in questo caso che l’indicazione postoperatoria è praticamente l’opposto! “Dopo la guarigione completa delle incisioni – precisa il dottor Pallaoro – la donna deve vivere il proprio seno. Ormai le protesi fanno parte del suo corpo ed è vene che essa si muova con scioltezza. Anzi, è consigliabile manipolare il nuovo seno con una certa energia per favorire la normalizzazione dei tessuti e allontanare il rischio di contratture capsulari”. Il chirurgo dopo l’intervento fornisce le indicazioni utili per eseguire i massaggi appropriati.

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Le protesi retromuscolari si vedono meno

L’affermazione è vera e falsa insieme. “La diversità tra le diverse tecniche per realizzare la mastoplastica additiva, al di là delle incisioni programmate, è proprio la sede di impianto, che può essere retroghiandolare (tra il muscolo e la ghiandola) o retromuscolare, appunto dietro il pettorale; esiste infine anche la possibilità di un posizionamento parzialmente retromuscolare. La scelta della posizione delle protesi è legata a fattori tessutali della paziente e va valutata di caso in caso senza precise regole assolute. In genere, si preferisce l’impianto retromuscolare quando i tessuti cutanei sono molto sottili e la paziente è di corporatura minuta: in tal caso, se le protesi fossero dietro la ghiandola, potrebbero essere visibili i margini. D’altro canto, nella posizione retromusolare non sono consigliabili ingrandimenti corposi che creerebbero problemi”. La posizione delle protesi è stabilita dal chirurgo nel corso della visita preliminare, cercando di coniugare i desideri della paziente con le concrete possibilità di realizzare l’intervento in ogni preciso singolo quadro clinico.

Infine due parole sulla sicurezza delle protesi in silicone. Le migliaia di donne che ogni anno scelgono questo tipo di protesi al seno confermano il primato di questo materiale sugli altri innumerevoli presenti sul mercato (con soluzione salina, all’olio di soia, Hydrogel…). Eppure negli Usa sono rientrate a pieno titolo solo ultimamente: “Le commissioni europee sono state in questo caso più obiettive nel valutare la reale pericolosità del materiale. Le protesi al silicone sono state ritenute sicure alla luce delle evidenze cliniche e degli studi compiuti, infatti la relazione tra la presenza di impianti mammari in silicone e l’insorgenza di tumori al seno non è mai stata dimostrata”, commenta il dottor Pallaoro. Conclude infine allertando le future candidate all’intervento: “è sempre necessario affidarsi in ogni caso a mani esperte e professionali, lasciando perdere le “voci” e affidando i propri quesiti ad un professionista. Insomma, ad un chirurgo che, oltre a garantire standard d’eccellenza nei materiali utilizzati, mostri pluriennale esperienza in merito”.

 

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